Proprio in queste ultime settimane, è andato accentuandosi l'attrito tra Cina e Comunità Europea a proposito dei dazi doganali sulle importazioni; adottati reciprocamente come misure "anti-dumping", sia sull’importazione in Europa di pannelli solari fotovoltaici cinesi, sia sull’importazione in Cina di vini Comunitari.
La vicenda scaturisce dal fatto che Pechino, una volta percepito il forte interesse Comunitario verso le energie rinnovabili, prende la decisione di diventare monopolista nella produzione di pannelli solari: a questo scopo immettendo sul mercato europeo, manufatti ad un costo inferiore a quello corrente sul mercato interno.
In concreto Pechino allestisce una vera e propria operazione di “dumping”, finalizzata a stroncare qualsiasi velleità di concorrenza.
A seguito di questa situazione oggettiva venutasi a creare in Europa in ordine alla fornitura dei manufatti cinesi e per porvi in qualche modo rimedio cercando di ripristinare le corrette regole del mercato, si è arrivati a proporre a livello di Commissione Europea, l’adozione di misure “anti-dumping” (come appunto i dazi doganali sull'importazione di pannelli solari made in China).
Tale proposta a dire la verità, non ha trovato l’unanimità in sede Comunitaria ed anzi ha finito per ottenere un effetto opposto a quello voluto.
Da un lato aumentando le divisioni tra gli Stati; divaricando ancor più la distanza tra i paesi favorevoli come Italia, Francia, Spagna e quelli contrari (sostanzialmente la Germania).
Dall’altro lato, rinsaldando l’asse privilegiato Berlino-Pechino.
(n.d.r.: apro e chiudo rapidamente una parentesi strettamente politica, per dire che anche un fatto relativamente circoscritto come questo, può essere considerato come il sintomo di un interesse diffuso ad ostacolare l’integrazione politica europea; allo scopo di relegare il Vecchio Mondo in posizione subordinata nel sistema globalizzato e quindi mantenerlo come soggetto debole nei rapporti di mercato).
Ma qual'è il ruolo del vino all’interno di questa vicenda?
Si da il caso che a Pechino abbiano individuato nel settore agroalimentare, il possibile volano di sviluppo e di ripresa economica soprattutto per alcune aree geografiche della Comunità Europea: un settore strategico, in grado di dare prospettive e di riattivare le dinamiche di mercato in tempo di crisi.
Ebbene, la ritorsione cinese ai dazi europei, andrebbe non a caso a colpire proprio il comparto vinicolo, che è uno dei driver di crescita dell'intero settore agroalimentare.
Minacciare di rialzare i dazi sull'import di vini europei (scesi dall'entrata della Cina in WTO nel 2002, dal 65% al 14%), significherebbe toccare un nervo scoperto, di fronte al quale la Comunità Europea non avrebbe la possibilità di rimanere indifferente.
Realizzando così l'obiettivo di costringerla a rivedere la decisione di adottare misure “anti-dumping” nei confronti dei pannelli solari cinesi.
In sostanza si può affermare che Pechino abbia, in modo certamente strumentale e a tutela esclusiva dei suoi interessi, scatenato una vera e propria “guerra del vino” con l'Europa (...attualmente in corso a livello diplomatico); nella piena consapevolezza del fatto che i paesi europei più produttori e dalla tradizione vinicola più consolidata come gli Stati mediterranei, non avrebbero mai potuto rinunciare alle opportunità che un mercato in forte crescita come quello cinese, è in grado di offrire già oggi, ma ancora di più domani.
La vicenda scaturisce dal fatto che Pechino, una volta percepito il forte interesse Comunitario verso le energie rinnovabili, prende la decisione di diventare monopolista nella produzione di pannelli solari: a questo scopo immettendo sul mercato europeo, manufatti ad un costo inferiore a quello corrente sul mercato interno.
In concreto Pechino allestisce una vera e propria operazione di “dumping”, finalizzata a stroncare qualsiasi velleità di concorrenza.
A seguito di questa situazione oggettiva venutasi a creare in Europa in ordine alla fornitura dei manufatti cinesi e per porvi in qualche modo rimedio cercando di ripristinare le corrette regole del mercato, si è arrivati a proporre a livello di Commissione Europea, l’adozione di misure “anti-dumping” (come appunto i dazi doganali sull'importazione di pannelli solari made in China).
Tale proposta a dire la verità, non ha trovato l’unanimità in sede Comunitaria ed anzi ha finito per ottenere un effetto opposto a quello voluto.
Da un lato aumentando le divisioni tra gli Stati; divaricando ancor più la distanza tra i paesi favorevoli come Italia, Francia, Spagna e quelli contrari (sostanzialmente la Germania).
Dall’altro lato, rinsaldando l’asse privilegiato Berlino-Pechino.
(n.d.r.: apro e chiudo rapidamente una parentesi strettamente politica, per dire che anche un fatto relativamente circoscritto come questo, può essere considerato come il sintomo di un interesse diffuso ad ostacolare l’integrazione politica europea; allo scopo di relegare il Vecchio Mondo in posizione subordinata nel sistema globalizzato e quindi mantenerlo come soggetto debole nei rapporti di mercato).
Ma qual'è il ruolo del vino all’interno di questa vicenda?
Si da il caso che a Pechino abbiano individuato nel settore agroalimentare, il possibile volano di sviluppo e di ripresa economica soprattutto per alcune aree geografiche della Comunità Europea: un settore strategico, in grado di dare prospettive e di riattivare le dinamiche di mercato in tempo di crisi.
Ebbene, la ritorsione cinese ai dazi europei, andrebbe non a caso a colpire proprio il comparto vinicolo, che è uno dei driver di crescita dell'intero settore agroalimentare.
Minacciare di rialzare i dazi sull'import di vini europei (scesi dall'entrata della Cina in WTO nel 2002, dal 65% al 14%), significherebbe toccare un nervo scoperto, di fronte al quale la Comunità Europea non avrebbe la possibilità di rimanere indifferente.
Realizzando così l'obiettivo di costringerla a rivedere la decisione di adottare misure “anti-dumping” nei confronti dei pannelli solari cinesi.
In sostanza si può affermare che Pechino abbia, in modo certamente strumentale e a tutela esclusiva dei suoi interessi, scatenato una vera e propria “guerra del vino” con l'Europa (...attualmente in corso a livello diplomatico); nella piena consapevolezza del fatto che i paesi europei più produttori e dalla tradizione vinicola più consolidata come gli Stati mediterranei, non avrebbero mai potuto rinunciare alle opportunità che un mercato in forte crescita come quello cinese, è in grado di offrire già oggi, ma ancora di più domani.


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