domenica 26 febbraio 2012

Offida Pecorino doc Pistillo '09 di Poderi S. Lazzaro

Giallo paglierino tendente al dorato.
Note olfattive non particolarmente intense, come al solito per i Pecorino vinificati in purezza; tuttavia interessanti e discretamente complesse, a riprova di scelte di vendemmia e vinificazione senz'altro azzeccate; tenuto conto oltretutto, di un andamento stagionale a mio parere non troppo favorevole per questa tipologia, in tutta l'area della doc.
Profumi erbacei e fruttati caratterizzano questa fase: in particolare note di gherigli di noce, erbette aromatiche, sensazioni fresche di pera e in minor evidenza di banana.
In bocca l'attacco è deciso. Le note fruttate rilevabili all'olfazione ora diventano del tutto impercettibili, lasciando il posto a sensazioni gustative più mature, fortemente segnate da note di salvia, sfumature ammandorlate e mineralità.
Finale agrumato e sferzante, a sottolineare tipicità e caratteri varietali.
Sostanzialmente equilibrato e armonico, nonostante il baricentro sia sbilanciato verso le parti dure.
Dal punto di vista dello stato evolutivo appare maturo.
Fermentato in acciaio e successivamente sottoposto a relativamente breve affinamento in legno, laddove quest'ultimo favorisca, con la microssigenazione, lo sviluppo dei caratteri e l'ampiezza espressiva (altrimenti troppo compressi e chiusi dall'utilizzo del solo acciaio) e al tempo stesso non sovrasti i caratteri varietali. valutazione 7,5/10.

Abbinato su: cuccioloni dell'Adriatico centrale in porchetta, conditi con aneto selvatico(finocchio bastardo), alloro, maggiorana, peperoncino, rosmarino, sedano, carote e pomodoro.
cuccioloni in porchetta
Offida Pecorino doc Pistillo '09 - alcool 14% - circa € 10.
Azienda Poderi S.Lazzaro - Offida (AP) - http://www.poderisanlazzaro.it/

L'azienda è nell'elenco dei partecipanti a VinoVinoVino2012 in programma a Cerea (VR).www.viniveri.net-partecipanti edizione 2012 

domenica 19 febbraio 2012

Ribolla Gialla extreme '06 di Renato Keber

Il termine “extreme” in etichetta, trova la migliore conferma all’analisi visiva: un colore giallo ramato pieno; neanche limpido per la presenza di particelle in sospensione.
Ottenuto da uve Ribolla Gialla stramature, successivamente sottoposto a macerazione sulle bucce e prolungata sosta sui lieviti in botti di rovere, esprime sia nell'aspetto visivo che nella sostanza, caratteri intensi e complessi
Realizza un’operazione di ricerca del limite espressivo, che d’altra parte caratterizza anche altre etichette aziendali (Collio Sauvignon ’07 e Collio Pinot Grigio ’07, a mio parere entrambi border line).
Questa Ribolla Gialla propone una bella mineralità già al naso; integrata da note di frutta candita e castagna di bosco in particolare evidenza.
La continuità tra sensazioni olfattive e gustative, non fa che fortificare l’iniziale impressione di qualità complessiva del prodotto.
Impressione confermata all’assaggio, dove convivono in sostanziale equilibrio le due anime: da un lato sensazioni lievi di frutto esotico, intercalate da acidità, buccia d’agrume, note più pastose di frutto maturo e mela cotta; dall’altro la parte più evoluta che trova espressione in sensazioni di frutta secca, mandorla tostata e nocciola.
Non eccessivamente lungo il finale.

In grado di sostenere a mio avviso, un piatto tipico marchigiano di particolare sostanza come lo Stoccafisso all’Anconetana.

Per l’occasione abbinato invece su: mazzancolle sgusciate al lardo d’Arnad, con alloro, peperoncino, aglio, rosmarino e sfumate al brandy.
mazzancolle sgusciate al lardo d'Arnad

Collio doc Ribolla Gialla extreme ’06; alcool 12%; circa € 18.
Az. Agr. Renato Keber – Cormons (GO).
http://www.renatokeber.com/

lunedì 13 febbraio 2012

Nuova disciplina UE in materia di vino biologico.

I vini biologici riporteranno in etichetta la dicitura “vino biologico”, il logo biologico dell’UE e il numero di codice dell’organismo di certificazione.
Sono le novità in arrivo dall’Europa: il Comitato permanente per la produzione biologica (SCOF) ha approvato nuove norme che saranno pubblicate nelle prossime settimane sulla Gazzetta Ufficiale.

Il nuovo regolamento, applicabile a partire dalla vendemmia del 2012, prevede la possibilità per i viticoltori biologici di utilizzare il termine “vino biologico” sulle etichette, con il logo biologico dell’UE. Questo garantisce una maggiore trasparenza e permette ai consumatori di scegliere meglio il prodotto da comprare.

Attualmente non esistono norme europee o definizioni applicabili al “vino biologico”. La certificazione biologica è prevista soltanto per le uve e l’unica dicitura consentita è “vino ottenuto da uve biologiche”. Le nuove norme introducono, invece, una definizione tecnica di vino biologico che è coerente con gli obiettivi e i principi dell’agricoltura biologica enunciati nel regolamento (CE) n. 834/2007 del Consiglio relativo alla produzione biologica.

Il regolamento stabilisce le tecniche enologiche e le sostanze autorizzate per il vino biologico. Una di queste norme fissa il tenore massimo di solfito per il vino rosso a 100 mg per litro (150 mg/l per il vino convenzionale) e per il vino bianco/rosé a 150mg/l (200 mg/l per il vino convenzionale), con un differenziale di 30mg/l quando il tenore di zucchero residuo è superiore a 2 g/l.
Vengono stabilite anche alcune pratiche enologiche e di sostanze, quali definite nel regolamento (CE) n. 606/2009 relativo all’organizzazione comune del mercato (OCM) vitivinicolo, da utilizzare per i vini biologici. Ad esempio non sono consentiti l’acido sorbico e la desolforazione e il tenore dei solfiti nel vino biologico deve essere di almeno 30-50 mg per litro inferiore al livello dell’equivalente vino convenzionale (a seconda del tenore di zucchero residuo).
Il “vino biologico” deve ovviamente essere prodotto utilizzando uve biologiche quali definite nel regolamento (CE) n. 834/2007.
Queste novità contribuiranno a facilitare il funzionamento del mercato interno e a rafforzare la posizione che i vini biologici dell’UE detengono a livello internazionale, dato che molti altri paesi produttori di vino (USA, Cile, Australia, Sudafrica) hanno già stabilito norme per i vini biologici.

Dopo il voto nel Comitato permanente, il commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, Dacian Cioloș, ha dichiarato: “Sono lieto che sia stato infine raggiunto un accordo su questo tema. Era infatti importante fissare norme armonizzate al fine di garantire un’offerta chiara ai consumatori, che sono sempre più interessati ai prodotti biologici. Constato con piacere che le norme adottate stabiliscono in modo trasparente la differenza tra vino convenzionale e vino biologico – come è il caso per altri prodotti biologici. In tal modo si dà ai consumatori la certezza che un “vino biologico” sia stato prodotto applicando norme di produzione più rigorose.”

                                                   fonte: HelpConsumatori


(Ad una prima e sommaria analisi, il provvedimento appare fin troppo lassista, essendo la soglia di solfiti ammessa piuttosto elevata; tenuto conto per giunta delle possibili deroghe a tale soglia massima, autorizzabili dalle singole autorità nazionali in presenza di andamento stagionale particolarmente critico per sviluppo eccezionale di batteri e spore fungine. Inoltre i livelli massimi di solfiti indicati nel regolamento, sono superiori a quelli utilizzati dalla gran parte dei produttori italiani di vino biologico; non appare equo perciò, che quest'ultimi non possano indicare in etichetta la quantità usata. 
Un primo passo o tentativo di disciplina della materia, che per il momento sembra non del tutto sufficiente.- n.d.r.)

La dicitura vino biologico e il logo europeo saranno utilizzabili retroattivamente anche per i prodotti ottenuti nelle vendemmie passate, purchè sia dimostrabile e certificabile il rispetto dei disciplinari attuali.

sabato 11 febbraio 2012

il Pojo '09 - Verdicchio dei Castelli di Jesi

Verdicchio d’impronta tradizionale, ottenuto da uve selezionate, provenienti dal vigneto di contrada Salmagina.
Si presenta nell’aspetto più tipico: giallo paglierino tendente al verdolino.
All’olfazione evidenzia caratteri varietali netti; segnati da mineralità, crosta di pane, fieno, frutta fresca, fiori di zagara. Un bouquet di profumi sostanzialmente delicato, ma forse proprio per questo interessante e godibile.
Al gusto tali caratteri tornano nella giusta continuità, sostenuti da una spalla acida importante, discreta sapidità e sensazione sulfurea in sottofondo. Evidenze fruttate di mela verde, anice e note agrumate, contribuiscono allo sviluppo del quadro organolettico.
Non profondissimo, nè particolarmente persistente.
Fisionomia comunque piuttosto decisa: di carattere. Teso nello sviluppo gustolfattivo; senza concessione alcuna a morbidezze di sorta o a sottolineature zuccherine. La nota ammandorlata che caratterizza il finale non fa che incentivare le sensazioni dure e va a completare un quadro organolettico vocato alla tipicità e al legame forte col territorio.
Sperimentato con successo su costine d’agnello fritte e olive all’ascolana. Comunque valido su fritture in genere, sia di carne che di pesce.
frittura di mare

Degustata la bottiglia n°654 delle 8000 prodotte nell’annata.

Verdicchio dei Castelli di Jesi classico superiore doc il Pojo ’09; alcool 14,5%; circa € 5 in azienda.
Imbottigliato all’origine dall’Azienda Finocchi s.s.a. di Finocchi Marco e C. - via Donatori del Sangue 6 – Staffolo (AN) – tel.e fax +39 0731 779573.
m.finocchi@alice.it

sabato 4 febbraio 2012

Saltapicchio sangiovese '06 di Boccadigabbia

Ottenuto da uva Sangiovese, si presenta di un bel colore rosso rubino scuro.
Mediamente consistente.
Bouquet di profumi non intensissimo, ma comunque interessante, di bella finezza; giocato su note terziarie di tabacco, catrame, sensazioni erbacee. Appena sfumate, quelle di frutti rossi maturi.
Caratteri propri di un vino di un certo calibro: piuttosto austero, fine e strutturato.
Nella successiva fase gustativa tuttavia, solo in parte si realizzano tali aspettative nate in fase d'olfazione.
L’attacco è fruttato, di ribes maturi, piuttosto morbido, anche lievemente dolciastro in punta di lingua.
In seconda battuta emerge una fisionomia più austera: sensazioni mature di goudron, note vegetali, mineralità.
Indubbiamente un vino di qualità, che però non sembra raggiungere l'ideale equilibrio tra parti dure e morbide; laddove dall'estrazione glicerica non ottiene grandissimo spessore, nè compensazione del tannino piuttosto ruvido, lievemente amarognolo, che asciuga il palato in chiusura.
Impressione finale comunque positiva, per un'etichetta affidabile, sufficientemente espressiva e certamente competitiva per quanto riguarda il rapporto prezzo-qualità.

Decisamente a suo agio su piatti succulenti, caratterizzati da una certa untuosità, che spontaneamente chiamino in contrapposizione, un vino con buona componente tannica e alcolica: vedi, tagliata di manzo al rosmarino o addirittura costata di chianina.
costata di chianina

Marche igt Sangiovese Saltapicchio ’06; alcool 15%; circa € 15.
Azienda Agricola Boccadigabbia, c.da Castelletta 56- Civitanova Marche "fraz.Fontespina" (MC)
http://www.boccadigabbia.com/